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Rettangolo arrotondato: 2.

Descrizione dell’area di intervento

 

2.1.

Caratteristiche territoriali e quantificazione dei fattori ambientali, sociali ed economici di maggior rilievo

Il territorio

L’area di intervento del GAL “Alto Bellunese” comprende l’intera parte settentrionale della provincia di Belluno ed è situata all’estremità nord-orientale della Regione Veneto. L’area si estende su una superficie di 2.332,6 kmq interamente montana che corrisponde al 63% della superficie provinciale complessiva e al 26,4% della superficie delle aree ammissibili all’iniziativa Leader + della Regione Veneto.

L’ambito territoriale del GAL raggruppa i seguenti 43 comuni della provincia di Belluno che, dal punto di vista amministrativo, appartengono alle cinque comunità montane indicate, come evidenziato nella Figura n. 1 dell’Allegato n. 5.3 al PSL:

1)      la Comunità montana Comelico Sappada: Comelico Superiore, Danta di Cadore, S. Nicolò Comelico, S. Pietro di Cadore, S. Stefano di Cadore, Sappada;

2)      la Comunità montana Centro Cadore: Auronzo di Cadore, Calalzo di Cadore, Domegge di Cadore, Lorenzago di Cadore, Lozzo di Cadore, Perarolo di Cadore, Pieve di Cadore, Valle di Cadore, Vigo di Cadore;

3)      la Comunità montana Cadore Longaronese Zoldano: Castellavazzo, Forno di Zoldo, Longarone, Ospitale di Cadore, Soverzene, Zoldo Alto, Zoppè di Cadore;

4)      la Comunità montana Valle del Boite: Borca di Cadore, Cibiana di Cadore, Cortina d’Ampezzo, S. Vito di Cadore, Vodo di Cadore;

5)      la Comunità montana Agordina: Agordo, Alleghe, Canale d’Agordo, Cencenighe Agordino, Colle S.Lucia, Falcade, Gosaldo, La Valle Agordina, Livinallongo del Col di Lana, Rivamonte Agordino, Rocca Pietore, S. Tomaso Agordino, Selva di Cadore, Taibon Agordino, Vallada Agordina, Voltago Agordino.

Tutti i comuni, ad eccezione del comune di Agordo, sono compresi nelle aree selezionate dalla Regione Veneto ai fini dell’iniziativa Leader+. Il comune di Agordo, pur non essendo elegibile all’iniziativa comunitaria Leader+, è stato comunque incluso nell’area del GAL Alto Bellunese, secondo quanto previsto dal CdP Leader+ (Cap. 3.5 – paragrafo 3.5.1.) e dal bando di selezione dei GAL al punto 2. Infatti: 1) il comune di Agordo è contiguo a comuni elegibili (Taibon, Voltago, Rivamonte, La Valle, Forno di Zoldo, Zoldo Alto); 2) ha una popolazione inferiore a 15.000 abitanti; 3) ha un numero di abitanti che non supera il 30% del totale degli abitanti in area GAL; 4) l’area del GAL, con l’inclusione del comune di Agordo, non supera i 120 abitanti per kmq.

Il territorio del GAL Alto Bellunese appartiene all’ambito fisico indicato dalla Regione Veneto nel Programma Regionale Leader+ come “fascia alpina d’alta montagna (Dolomiti) comprendente «le parti del territorio in cui l’alta quota, i sistemi boschivi, l’innevamento invernale determinano, insieme alle condizioni climatiche, la presenza di risorse di altissimo interesse naturalistico e storico-ambientale» le quali «costituiscono importanti leve per lo sviluppo turistico di provenienza regionale ed extraregionale». L’area presenta le caratteristiche tipiche della fascia alpina: una notevole ricchezza in termini di risorse naturali, una situazione di relativo svantaggio per quanto concerne l’insediamento delle attività produttive, vie di comunicazione difficoltose, situazione di relativo isolamento, potenziale turistico valorizzato solo parzialmente, agricoltura a basso valore aggiunto con predominanza di pascoli.

Caratteri demografici

Sulla base dei dati elaborati e messi a disposizione dall’Unità di Progetto Statistica della Regione Veneto, al 1° gennaio 2000, la popolazione residente nel territorio del GAL è di 72.405 unità (pari all’8,5% della popolazione delle aree regionali interessate dal PRL Leader+), con una flessione del 2,66% rispetto alle 74.382 rilevate nel 1991 al 13° Censimento generale della popolazione e delle abitazioni ISTAT (Tabella n. 1 dell’Allegato n. 5.3 al PSL).

Il trend demografico negativo pare confermato dai primi risultati del 14° Censimento generale della popolazione e delle abitazioni ISTAT relativo al 2001: la popolazione residente dell’area del GAL risulta essersi ulteriormente ridotta, nel decennio 1991-2001, a 70.466 unità, che rappresentano il 33,7% della popolazione provinciale totale e poco più dell’1,5% della popolazione regionale. La quota della popolazione femminile sui residenti complessivi dell’area del GAL è del 52,3%. (Tabella n. 2 dell’Allegato n. 5.3 al PSL).

La densità abitativa risulta, sempre al 1° gennaio 2000, molto bassa: infatti la densità media della popolazione, in lieve diminuzione rispetto al 1991, è pari a 31,4 abitanti per kmq (Tabella n. 1 dell’Allegato n. 5.3 al PSL).

Sulla base dei più recenti dati censuari relativi al 2001, la densità risulta ulteriormente diminuita fino a poco più di 30 abitanti per kmq contro una media di quasi 57 per kmq a livello provinciale ed una media di 244 abitanti per kmq a livello regionale. I comuni più densamente popolati risultano Agordo, Castellavazzo e Cencenighe Agordino. Presentano invece una densità inferiore ai 10 abitanti per kmq i comuni di Perarolo e Ospitale di Cadore che hanno meno di 10 abitanti per kmq (Tabella n. 2 dell’Allegato n. 5.3 al PSL).

Per quanto riguarda l’andamento demografico dell’area, i recenti risultati del Censimento ISTAT relativo all’anno 2001 confermano il trend negativo evidenziato tra il 1991 ed il 1999: la popolazione residente ha subito nell’ultimo decennio intercensuario una contrazione del 5,26%, con oltre 3.916 residenti in meno, in misura superiore alla media provinciale (-1,44%). Il fenomeno di erosione demografica, in contro tendenza rispetto al trend regionale che ha visto un incremento della popolazione del 2,5% (in gran parte dovuto al saldo migratorio positivo), ha interessato in misura addirittura superiore al 25% il comune di Cibiana di Cadore (-25,12%) ed al 10% un significativo numero di altri comuni dell’area: Colle S. Lucia (-12,92%), Comelico Superiore (-14,23%), Cortina d’Ampezzo (-16,25%), Gosaldo (-14,41%), Lorenzago (-10,84%), Zoldo Alto (-10,99%). Hanno invece registrato un’inversione di tendenza rispetto al trend demografico negativo dell’area i due comuni di Perarolo di Cadore (+16,03%) e di Borca di Cadore (+12,83%). Andamenti demografici positivi nell’ultimo decennio evidenziano anche i comuni di La Valle Agordina, Lozzo di Cadore, San Vito di Cadore, Soverzene, Taibon, Valle di Cadore (Tabella n. 3 dell’Allegato n. 5.3 al PSL).

L’andamento demografico dell’area rispecchia ad ogni modo quello della complessiva provincia di Belluno con una popolazione in flessione, un tasso di natalità decrescente ed il progressivo invecchiamento della popolazione.Gli indici demografici calcolati con riferimento all’area del GAL, al 1° gennaio 2001, confermano tutti il persistere di un trend negativo (Tabella n. 4 dell’Allegato n. 5.3 al PSL).

La percentuale di anziani, cioè di persone di età uguale o superiore a 65 anni, presenti nell’area del GAL al 1° gennaio 2000, è del 20,72%, in line con la percentuale media provinciale, ma superiore alla media regionale che è del 17,72%. Il fenomeno si aggrava ulteriormente se si considera che l’incidenza di coloro che non hanno ancora compiuto 18 anni è invece del 14,88% (indice di ricambio negativo), in linea con il valore medio provinciale, ma inferiore rispetto alla media regionale che è dello 16,07%.

L’indice di vecchiaia (dato dal rapporto tra la popolazione con 65 anni, considerata economicamente improduttiva, ed oltre e quella con meno di 14 anni) è pari a 168,83 ed indica una presenza di soggetti anziani rispetto ai molto giovani solo lievemente inferiore rispetto alla media provinciale (pari a 170,42), più elevata invece rispetto al valore medio regionale (pari a 133,23).

L’indice di dipendenza dell’area, denominato anche carico sociale, (dato dal rapporto tra la popolazione con 65 anni d’età e oltre più la popolazione con meno di 14 anni e la popolazione in età dai 14 ai 64 anni) è pari a 49,25, sostanzialmente in linea col dato medio provinciale, lievemente superiore a quello medio regionale che è di 44,97. Il denominatore di questo indice rappresenta la fascia di popolazione che dovrebbe provvedere al sostentamento della fascia rappresentata al numeratore. E’ un indice sensibile alla struttura economica della società che indica la dipendenza economica della fascia improduttiva da quella produttiva.

L’indice di ricambio dell’area, dato dal rapporto tra quanti sono prossimi a lasciare il mondo del lavoro (popolazione con età compresa tra 60 e 64 anni) e quanti stanno invece per entrarci (popolazione con età tra i 15 e i 19 anni), è pari a 138,29, lievemente superiore all’indice provinciale che è di 135,26 e più significativamente a quello regionale che è di 125,19. Un valore dell’indice molto inferiore a 100 può segnalare un aumento della tendenza alla disoccupazione dei giovani in cerca di prima occupazione che non è invece riscontrabile nell’area del GAL.

L’indice di struttura dell’area, dato dal rapporto tra il numero di persone con età superiore a 40 e inferiore o uguale a 64 e popolazione con età compresa tra i 15  e 39, è pari a 99,59, leggermente inferiore rispetto all’indice provinciale e superiore al valore regionale che è di 90,96. Il denominatore di questo indice rappresenta le 25 generazioni più giovani in attività destinate a sostituire le 25 generazioni più anziane anch’esse in attività. Un indice di struttura inferiore al 100 indica una popolazione in cui la fascia in età lavorativa è giovane.

Il tasso di invecchiamento della popolazione (dato dal rapporto tra la popolazione di età inferiore ai 14 anni e la popolazione di oltre 65 anni), al 1° gennaio 2000, è pari a 0,59, vale a dire che nell’area è presente un giovane ogni due anziani.

La situazione economica

Nell’area del GAL il declino demografico evidenziato è stato sostanzialmente contenuto dal positivo andamento occupazionale: non si sono mai verificati, negli ultimi decenni, fenomeni di crisi del mercato del lavoro tali da determinare flussi migratori significativi. Il tasso di disoccupazione è, nella media dell’area, sulla base dei dati del Censimento della popolazione 1991, pari al 7,2% e varia notevolmente da comune a comune (Tabella n. 5 dell’Allegato n. 5.3 al PSL). La popolazione attiva ammonta a 32.560 unità (pari a poco più del 9% degli attivi nel complesso delle aree Leader+ (circa 347 mila unità).

Gli attivi in agricoltura dell’area GAL rappresentano poco più del 2% degli attivi in agricoltura delle aree Leader+ (28,6 mila unità). Se il termine di confronto è la popolazione attiva nel complesso dell’area GAL, tale incidenza si abbassa all’1,82% (contro una media  nelle aree Leader+ dell’8,2 ed una media complessiva regionale del 5,4%).

Il settore primario

Come in generale in tutta la regione alpina veneta, anche nell’area del GAL, l’attività agricola presenta la struttura povera tipica delle aree montane. La distribuzione dei dati rilevati a livello comunale mostra come l’agricoltura rivesta un’importanza maggiore nell’area del Comelico rispetto a quella ampezzana e del Cadore centrale, in cui il ruolo del settore primario era e rimane fondamentale per il mantenimento dell’ambiente e del paesaggio, caratterizzato da una rilevante estensione di prati permanenti e di prati-pascoli.

L’attività agricola ha subito nell’area una drastica diminuzione dal 1970 e la limitata attività agricola rimasta è del tipo tradizionale. La SAU si caratterizza per la presenza di notevoli aree a pascolo. L’occupazione agricola dell’area è conseguentemente diminuita nel tempo, anche a causa dell’attrazione esercitata dai positivi andamenti economici degli altri settori. Il fenomeno ha coinvolto soprattutto le fasce più giovani della popolazione, portando ad un innalzamento considerevole del tasso di invecchiamento delle forze lavoro agricole. L’esodo dalla montagna ha  comportato anche gravi effetti ambientali, legati al mancato presidio esercitato dall’agricoltura sul territorio.

All’ultimo Censimento generale sull’agricoltura condotto dall’ISTAT e relativo all’anno 2000 nei comuni che fanno parte del GAL sono state rilevate 1.185 aziende agricole, zootecniche e forestali (pari al 15,2% del totale provinciale e allo 0,6% del totale regionale), la cui superficie totale (SAT) assomma a 132.686,99 ettari (corrispondenti al 67% del totale provinciale ed all’11% del totale regionale), di cui 19.791,70 ettari (pari al 37,7% del totale provinciale e al 23,2% del totale regionale) costituiscono superficie agricola utilizzata (SAU). Rispetto al Censimento del 1990, il numero delle aziende è diminuito di oltre il 46%, pari a 1.011 unità (contro una flessione provinciale del 38% ed una flessione regionale del 15%) a fronte di una riduzione del 14,5% della superficie totale, pari a 22.626 ettari (contro una media provinciale del 19,3% e regionale del 7,5%) e del 4,27% della SAU, pari a 884 ettari (contro una flessione media provinciale del 4,16% e regionale del 3,2%) (Tabella n. 6 dell’Allegato n. 5.3 al PSL).

Continua dunque il trend che, dal 1961, vede la costante diminuzione del numero di aziende agricole e del corrispondente numero di addetti.

A livello regionale la contrazione delle unità produttive tra 1990 e 2000 è stata più sostenuta proprio in provincia di Belluno (-38%), dove sono uscite dal campo di osservazione entità marginali dal punto di vista produttivo: qui si è registrata anche la riduzione più consistente nella superficie totale, terreni rocciosi, boschi non coltivati, prati abbandonati.

Essendo la contrazione osservata nel numero delle aziende inferiore a quella della superficie, la consistente diminuzione delle aziende si è riflessa solo in parte sulle superfici occupate, cosicchè le superfici medie delle aziende localizzate nell’area del GAL sono sensibilmente aumentate nel periodo intercensuario 1990-2000 (anche se occorre sottolineare che le grandi superfici sono in gran parte boschive): da 70,72 a 111,97 ettari in termini di superficie totale (a livello regionale da 5,78 a 6,30) e da 9,41 a 16,70 ettari in termini di SAU (a livello regionale da 3,97 a 4,55). 

Anche l’incidenza della SAU sulla superficie totale è leggermente aumentata, passando dal 13,31% al 14,91% (a livello regionale dal 67,7% al 70,8%).

Sulla base dei recenti risultati del Censimento ISTAT relativo all’anno 2000, le aziende agricole dell’area del GAL che praticano l’allevamento di bovini risultano 294 (pari al 24% del totale), con una concentrazione nei comuni di Agordo, Colle S. Lucia, Comelico, Livinallongo, Taibon, mentre quelle che praticano l’allevamento dei suini sono 51 (pari al solo 4,3% del totale), con una concentrazione nei comuni di Agordo, Colle S. Lucia, Livinallongo e Taibon (Tabella n. 7 dell’Allegato n. 5.3 al PSL). Per l’allevamento dei bovini si tratta di un dato inferiore di oltre il 53% a quello rilevato nel 1990, mentre per il comparto suinicolo la contrazione è stata ancora più drammatica con oltre il 63% di aziende dedite all’allevamento dei suini in meno, il che indica l’abbandono della pratica zootecnica da parte di un gran numero di aziende.

Il ridimensionamento del comparto zootecnico appare non molto meno drastico se considerato dal punto di vista della consistenza degli allevamenti, a differenza di quanto è possibile evidenziare a livello regionale. Limitando l’esame alle specie più diffuse, si osserva infatti che il numero dei capi bovini è diminuito nell’area del GAL di quasi il 34% tra il 1990 ed il 2000 (contro un decremento a livello provinciale del 24% e a livello regionale di circa il 20%), mentre quello dei suini è diminuito di oltre il 63% (contro una flessione provinciale del 72% e regionale di circa il 21%).

La dimensione media delle aziende del GAL, per quanto riguarda l’allevamento dei bovini, è cresciuta rispetto al 1990, passando da 5,2 a 7,5 capi. E’ il risultato della forte riduzione del numero di aziende attive del settore che è stata superiore a quella registrata nel numero dei capi. Diverso è invece il caso dell’allevamento suinicolo, nell’ambito del quale la dimensione media delle aziende del GAL si è ridotta, passando da 2,8 a 2,7 capi.

La situazione appare grave dal momento che la zootecnica è la fonte principale di reddito agricolo e la ragione essenziale della permanenza di prati e pascoli.

Per quanto riguarda la destinazione delle superfici agricole, i dati aggiornati all’ultimo Censimento generale dell’agricoltura ISTAT relativo al 2000 sono attualmente disponibili solo a livello provinciale (Tabelle n. 8 e 9 dell’Allegato n. 5.3 al PSL). Possono comunque essere significativi del trend generale. A livello provinciale, le superfici boschive rappresentano il 55,30% della superficie agricola totale ed hanno registrato una diminuzione nel periodo intercensuario 1990-2000 del 3,4% (contro una flessione media regionale del 6,9%). La SAU risulta destinata per quasi il 90% a prati permanenti e pascoli che hanno tuttavia registrato una diminuzione del 5,9% tra il 1990 ed il 2000. E’ invece aumentata di quasi il 18% la SAU destinata ai seminativi, che ne rappresentano il 9,89%, mentre a livello regionale c’è stata una flessione di quasi il 2%. Una drastica diminuzione ha registrato la SAU destinata alle coltivazioni legnose che è scesa di quasi il 30%, arrivando ad occupare solo lo 0,4% della SAU complessiva.

L’area è caratterizzata dalla presenza di malghe ed alpeggi su parti di territorio in quota tradizionalmente destinato al pascolo. Il loro impiego negli ultimi anni è diminuito sia per la riduzione nel numero dei capi che per l’abbandono di alcune strutture più svantaggiate.

I settori secondario e terziario

Nell’area del GAL, sulla base dei primi risultati dell’8° Censimento generale dell’industria e dei servizi ISTAT relativo all’anno 2001, sono presenti 7.158 unità locali (pari al 40,5% del totale provinciale e all’1,9% del totale regionale) e 34.212 addetti - dipendenti ed indipendenti – (pari al 37,6% del totale provinciale e all’1,8% del totale regionale) (Tabelle n. 10, 10a e 10b dell’Allegato n. 5.3 al PSL).

La composizione per macrosettori di attività economica che emerge dall’ultimo Censimento conferma che l’economia dell’area è fortemente caratterizzata dalle attività terziarie. Nel 2001 le unità locali dell’industria (manifatturiera, delle costruzioni, estrattiva, dell’energia) rappresentano il 27,3% del totale. Il settore del commercio (al dettaglio e all’ingrosso) include nel 2001 il 22,4% delle unità locali, mentre nel macrosettore degli altri servizi (che comprende i settori degli alberghi, dei pubblici esercizi, trasporto e comunicazioni, servizi finanziari ed assicurativi, servizi professionali e servizi svolti per le imprese e le famiglie) le unità locali hanno raggiunto nel 2001 il 38,9% delle unità locali totali. Le unità locali delle istituzioni (pubbliche e private: attività delle amministrazioni pubbliche e delle istituzioni non profit) rappresentano l’11,3% del totale.

Se si effettua il confronto in termini di addetti, emerge che tuttavia è il settore dell’industria ad assorbire la maggiore quota di addetti: infatti, dei 34.212 addetti censiti nel 2001, ben il 47,4% lavora nell’industria, il 10,8% nel commercio, il 28,8% negli altri servizi e il 12,9% nelle istituzioni pubbliche e in quelle private.

La distribuzione delle attività economiche fra i vari Comuni del GAL mostra le maggiori concentrazioni di unità locali e addetti del settore dell’industria nei comuni di Agordo, Auronzo, Calalzo, Comelico Superiore, Longarone, Lozzo e Pieve. Nel settore del commercio, invece, sono i comuni a più spiccata vocazione turistica a mostrare le più significative concentrazioni di unità locali ed addetti: Cortina d’Ampezzo, Auronzo, Agordo, Comelico Superiore, Domegge e Pieve. Lo stesso vale, a maggior ragione, per il settore degli altri servizi: Cortina d’Ampezzo, la località turistica più pregiata dell’area, concentra poco meno del 20% delle unità locali complessivamente censite nell’area e circa il 25% degli addetti, seguita da Agordo, Alleghe, Auronzo, Domegge, Longarone, Pieve e Santo Stefano.

Con riferimento al complesso dei macrosettori di attività economica, se si rapporta il numero degli addetti alla popolazione residente, nella media del GAL l’indicatore è pari a 486 addetti per 1000 abitanti: l’incidenza degli addetti è nettamente superiore ad Agordo e Longarone. La densità territoriale delle unità locali rivela una maggiore concentrazione nei comuni che fanno parte della Comunità montana Centro Cadore (Calalzo, Domegge, Lozzo e Pieve in particolare) e nei comuni di Agordo (17 unità locali ogni kmq), Alleghe (7) e Cencenighe (7) (Tabella n. 11 dell’Allegato n. 5.3 al PSL).

Come si verifica nel resto della regione, le imprese sono di dimensioni medio-piccole con un numero medio di addetti a livello di GAL di 4,7 unità.

Le capacità economico/imprenditoriali locali sono concentrate in un principale settore, quello dell’occhialeria. Nel territorio del GAL è stato infatti individuato con deliberazione consiliare n. 79 del 22.11.1999, ai sensi della legge n. 317/1991 modificata con legge n. 140/1999, il «Distretto dell’Occhialeria Bellunese e Trevigiana» (Tabella n. 12 dell’Allegato n. 5.3 al PSL). La concentrazione delle attività imprenditoriali in tale settore ha comportato un indebolimento di tutti gli altri comparti produttivi, sia in relazione alle lavorazioni artigianali-industriali (come la lavorazione del legno) che in relazione alle attività di servizio alle imprese, alle persone e, soprattutto, alle attività turistiche. Negli ultimi tempi, di fronte alla crisi del settore dell’occhialeria, il territorio è teso nello sforzo di riconvertire le attività produttive locali in altri settori, in particolare quello turistico.

Nelle aree montane meglio vocate, specie dove si è riusciti a realizzare la doppia stagionalità, le attività turistiche hanno invece prevalso creando opportunità di lavoro stabile.

L’area del GAL Alto Bellunese presenta una buona dotazione di strutture ricettive alberghiere ed extra-alberghiere e concentra una quota considerevole degli esercizi e dei posti letto della montagna veneta complessiva. L’area comprende il comune di Cortina d’Ampezzo che è tra le prime località montane al mondo ed in Italia occupa una posizione di leadership. Cortina concentra il maggior numero di alberghi e di posti letto, seguita da Alleghe, Auronzo, Falcade, Livinallongo, Rocca Pietore, San Vito di Cadore, Sappada. Il settore extra alberghiero caratterizza fortemente il sistema di offerta locale, soprattutto nei tre comuni di Cortina,  Auronzo e Falcade (Tabella n. 13 dell’Allegato n. 5.3 al PSL).

L’area è dotata, per quanto riguarda la stagione invernale, di piste per lo sci alpino, di impianti di risalita, piste di snowboard, piste ad innevamento programmato, piste per sci nordico, impianti sportivi, scuole di sci.

Le risorse naturali ed ambientali, le aree protette e le risorse culturali

L’area di riferimento del GAL Alto Bellunese ha un’alta valenza naturalistica, grazie alla presenza di pregevoli risorse naturali ed ambientali e di aree protette (Tabella n. 14 dell’Allegato n. 5.3 al PSL).

L’area del GAL vede la presenza di due parchi naturali (Figura n. 2 dell’Allegato n. 5.3 al PSL):

1)        il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, istituito con decreto del Ministero dell’Ambiente del 20 aprile 1990 e, successivamente, con DPR del 12 luglio 1993. Il Parco, che ha una superficie di circa 31.500 ettari, si estende sul territorio di 15 comuni della provincia di Belluno, cinque dei quali compresi nell’area del GAL Alto-Bellunese: Forno di Zoldo, Gosaldo, La Valle Agordina, Longarone e Rivamonte Agordino;

2)        il Parco Naturale Regionale delle Dolomiti d’Ampezzo istituito con l.r. 22/03/1990 n. 21 e gestito dalla Comunanza delle Regole mediante la sottoscrizione di un’apposita convenzione. Il Parco si estende su un’area di 11.200 ettari a nord del centro abitato di Cortina d'Ampezzo.

Nel complesso, la superficie delle aree protette compresa nell’area del GAL è di circa 25.046 ettari, che rappresentano il 10,7% della superficie totale del GAL.

Le Riserve Naturali Statali e Regionali presenti nell’area del GAL sono cinque: la Riserva naturale Monti del Sole che comprende parte del comune di Rivamonte; la Riserva naturale Piani Eterni – Errera – Val Falcina che comprende parte del territorio del comune di Gosaldo; la Riserva naturale Somadida che riguarda il comune di Auronzo; la Riserva naturale Val Tovanella che interessa il comune di Ospitale di Cadore; la Riserva naturale Valle Imperina che interessa parte del comune di Rivamonte.

I Siti di Importanza Comunitaria (S.I.C.) e le Zone di Protezione Speciale (Z.P.S.), individuati nell’area del GAL nell’ambito del Programma Bioitaly della Rete Natura 2000 ed elencati in allegato al Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio del 3 aprile 2000, sono 40 ed interessano una superficie di circa 126.494 ettari, vale a dire il 54,2% della superficie complessiva del GAL (Tabella n. 14 e Figura n. 3 dell’Allegato n. 5.3 al PSL).

L’area è ricca di risorse culturali, in particolare di musei, rocche e testimonianze della Prima Guerra mondiale oltre che di siti archeologici (Tabella n. 16 dell’Allegato n. 5.3 al PSL).

2.2.

Aspetti rilevanti nella messa a punto degli obiettivi e delle strategie

Gli aspetti che emergono dall’analisi dell’area e che sono stati percepiti dagli operatori locali e quindi assunti come elementi rilevanti nella messa a punto degli obiettivi e della strategia del PSL sono i seguenti:

1)      la presenza di un patrimonio storico-culturale, storico-artistico ed archeologico diffuso che necessita di essere messo in rete e di un ricchissimo patrimonio edilizio di interesse storico-culturale ed architettonico tipico che rappresenta un elemento costitutivo essenziale del paesaggio della montagna alto-bellunese e che si trova in uno stato di progressivo deterioramento;

2)      la presenza su una considerevole parte del territorio del GAL di aree naturali e protette e di SIC ed in generale di un patrimonio ambientale e paesaggistico – quello dolomitico – di eccezionale pregio;

3)      la percezione dell’attività turistica come la principale potenzialità economica ed un decisivo fattore di diversificazione produttiva rispetto alla forte dipendenza economica e sociale dal settore dell’occhialeria.

 

2.3.

Le attività di programmazione presenti nell’area

E’ stata effettuata un’analisi dei programmi di sviluppo in via di definizione, in atto o conclusi nell’area d’intervento del GAL Alto Bellunese sulla base dei documenti di programmazione di medio e lungo termine che interessano l’area e che si ricollegano, direttamente o indirettamente, ai due documenti generali fondamentali dell’attività di programmazione della Regione Veneto e cioè al Programma Regionale di Sviluppo (PRS) 1988-1990 della Regione Veneto, allegato alla legge regionale 31.01.1989, n. 6 ed al Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC) approvato con leggi regionali 27.06.1985, n. 61, 11.03.1986, n. 9 e 30.04.1990, n. 40.

I principali programmi di sviluppo conclusi nell’area del GAL

§         Programma di Iniziativa Comunitaria Leader II mediante tre Piani di Azione Locale:

-         il PAL del GAL Alto Bellunese

-         il PAL del GAL delle Prealpi e delle Dolomiti Bellunesi e Feltrine

-         il PAL dell’OC per l’Occhialeria Bellunese

§         Documento Unico di Programmazione Obiettivo 5b) Regione Veneto (1994-1999)  in 30 comuni dell’area GAL

§         Programma di Iniziativa Comunitaria INTERREG II

Si riporta nella Tabella n. 17 dell’Allegato n. 5.3 al PSL) l’elenco dei Comuni dell’area GAL interessati dai citati programmi di sviluppo conclusi. In particolare nella Tabella n. 18 si riportano i risultati conseguiti dal Piano di Azione Locale del GAL Alto Bellunese nell’ambito del PIC Leader II.

 

I principali programmi di sviluppo in atto nell’area del GAL

§         Piano di Sviluppo Rurale della Regione Veneto (2000-2006)

§         Documento unico di programmazione Obiettivo 2) della Regione Veneto (2000-2006) che interessa 40 dei 43 comuni del GAL

§         Programma Operativo Regionale Obiettivo 3) della Regione Veneto (2000-2006)

§         Iniziativa comunitaria Interreg III: Interreg IIIA - Italia-Austria, Interreg IIIB – Cadses e Spazio Alpino, Interreg IIIC - Zona Orientale

§         Piano pluriennale di sviluppo socio economico 2001-2005 della Comunità Montana della «Valle del Boite»

§         Piano pluriennale di sviluppo socio economico 2001-2005 della Comunità Montana «Centro Cadore»

§         Piano pluriennale di sviluppo socio economico 2001-2005 della Comunità Montana «Agordina»

§         Piano pluriennale di sviluppo socio economico 2001-2005 della Comunità Montana «Comelico-Sappada»

§         Piano pluriennale di sviluppo socio economico 2001-2005 della Comunità Montana «Cadore Longaronese Zoldano»

§         Piano Pluriennale Economico Sociale del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi

§         Piano ambientale del Parco regionale delle Dolomiti d’Ampezzo

§         Patto territoriale del Cadore Centrale, approvato e finanziato con decreto del Ministero del Tesoro n. 2490 del 23/04/2001

§         Patto territoriale delle Dolomiti Venete, il cui Protocollo d’intesa è stato sottoscritto il 5 giugno 2001

§         Patto territoriale del Comprensorio Comelico-Sappada, il cui Protocollo d’intesa è stato sottoscritto nell’aprile del 2000

Si riporta nella Tabella n. 19 dell’Allegato n. 5.3 al PSL l’elenco dei comuni dell’area GAL interessati dal Documento Unico di Programmazione Regione Veneto (2000-2006) per le aree Obiettivo 2), dai Programmi Integrati previsti dall’Asse III “Turismo e valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale” del Docup Obiettivo 2) stesso e dai tre Patti territoriali attivati sull’area.

Nella Tabella n. 20 dell’Allegato n. 5.3 al PSL si riporta l’elenco dei progetti ammessi a finanziamento, alla data del 23/09/02, mediante regia regionale nell’ambito del Docup Obiettivo 2).

 

2.4.

Individuazione dei punti di forza, debolezza, opportunità e rischi

 

MATRICI SWOT DELLAREA

DEL GAL ALTO BELLUNESE

 

Ciascun territorio possiede i propri punti di forza e punti deboli.

 

 

 

 


 

STRENGHTS

(PUNTI DI FORZA)

WEAKNESSES

(PUNTI DI DEBOLEZZA)

OPPORTUNITIES

(OPPORTUNITÀ)

THREATS

(MINACCE)

 

 

In uneconomia aperta, ogni territorio è esposto

ad opportunità e minacce derivanti dal suo stesso ambiente.

 

Sulla base dei risultati della diagnosi territoriale dell’area del GAL Alto Bellunese, i punti di forza e di debolezza, le opportunità e le minacce sono state rilevate con riferimento a: 1) territorio e ambiente;  2) demografia e risorse umane; 3) economia; 4) mercato del lavoro; 5) turismo; 6) settore primario. Utilizzando tali matrici è stata costruita la strategia di intervento del Piano di Sviluppo Locale del Gruppo di Azione Locale Alto Bellunese.

Il PSL potrà solo in parte garantire il superamento dei nodi rilevati e la valorizzazione delle potenzialità dell’area. Alcune soluzioni superano le potenzialità del programma Leader+. Il PSL ha individuato alcune risorse chiave da valorizzare e alcune fragilità del territorio su cui intervenire.


 

 

TERRITORIO ED AMBIENTE

Punti di forza

Punti di debolezza

§         Risorse naturali, ambientali e paesaggistiche

§         Presenza di aree protette e di aree ad elevato valore ambientale con bassi livelli di antropizzazione

§         Risorse storiche, artistiche e culturali tipiche dell’ambiente montano

§         Buona presenza di risorse idriche

§         Buone potenzialità per la produzione di energia da fonti rinnovabili

  • Conoscenza delle difficoltà strutturali ed ambientali e abitudine al lavoro congiunto

§         Aree montane e scarsamente popolate

§         Pressione ambientale in atto per attività economiche

§         limitata visibilità e scarso coordinamento tra aree protette

§         Fenomeni di dissesto idrogeologico causati anche dalle difficoltà di manutenzione del territorio

§         Scarsa connessione delle azioni di tutela e manutenzione con le azioni di promozione e valorizzazione, per la difficoltà di percepire il patrimonio ambientale come risorsa rilevante per lo sviluppo

Opportunità

Minacce

§         Nuova domanda proveniente dalla gestione delle risorse ambientali

  • Ampi margini di consenso sociale nei confronti della tutela ambientale
  • Possibilità di iniziative innovative per nuove tecnologie energetiche
  • Forte aumento della domanda nazionale ed internazionale di turismo naturalistico

§         Mancata manutenzione ambientale per abbandono del territorio marginale

  • Strategie territoriali con scarso approccio integrato
  • Riduzione della classe imprenditoriale nel comparto agricolo e forestale
  • Mancato interesse economico per la coltivazione boschiva in assenza di interventi di valorizzazione
  • Scarso interesse per il settore da parte dei giovani


 

 

DEMOGRAFIA E RISORSE UMANE

Punti di forza

Punti di debolezza

§         Tasso di disoccupazione inferiore alla media nazionale

§         Saldo migratorio positivo

§         Invecchiamento della popolazione

  • Tendenza allo spopolamento
  • Saldo naturale negativo
  • Grado di istruzione poco elevato

Opportunità

Minacce

§         Andamento demografico positivo per i flussi migratori

§         Rischio di un nuovo calo demografico nel caso di mancato intervento

 

ECONOMIA

Punti di forza

Punti di debolezza

§         Diffusa capacità imprenditoriale manifestatasi con lo sviluppo del distretto dell’occhialeria

  • Tessuto produttivo caratterizzato dalla presenza di una fitta rete di piccole e dinamiche imprese collegate al comparto dominante dell’occhialeria ma in grado di offrire prodotti anche per imprese di altri comparti produttivi
  • Presenza di grandi imprese nell’occhialeria condizionanti il mercato nazionale e importanti nel mercato internazionale

§         Monocultura economica

  • Costi di produzione più elevati
  • Crisi del comparto produttivo principale (occhialeria) e difficoltà di riconversione
  • Fragilità di alcune PMI per difficoltà di accesso alle innovazioni
  • Sviluppo insufficiente dei servizi alle imprese

Opportunità

Minacce

§         Possibile integrazione tra artigianato, PMI, turismo e agricoltura

  • Crescente domanda di innovazione

§         Concorrenza internazionale più aggressiva a fronte dell’internazionalizzazione dei mercati e dell’estensione dei Paesi UE

 


 

 

MERCATO DEL LAVORO

Punti di forza

Punti di debolezza

§         Tasso di disoccupazione al di sotto della media nazionale

§         Fenomeni di delocalizzazione

  • Attese del mondo giovanile più selettive ed esigenti
  • Concentrazione del lavoro femminile nei settori a basso valore aggiunto

Opportunità

Minacce

§         Flessibilità e mobilità del lavoro

  • Maggiore partecipazione femminile al lavoro

§         Aspettative delle persone in cerca di lavoro

 

SETTORE PRIMARIO

Punti di forza

Punti di debolezza

§         Importanza delle risorse naturali (tutela ambientale e del paesaggio) e degli effetti esterni

  • Presenza di ambiti di pregio
  • Possibilità di accedere ai mercati esteri

§         Svantaggi strutturali per le imprese del comparto agricolo forestale

  • Difficoltà di salvaguardare l’ambiente rurale e il paesaggio
  • Tracollo finanziario per mancata redditività delle aziende agro-forestali di montagna
  • Elevati costi di produzione anche a causa della morfologia esistente

Opportunità

Minacce

§         Interesse crescente da parte del mercato nazionale ed estero per le produzioni agro – alimentari tipiche

§         Diminuzione delle politiche di sostegno alle aziende montane

 


 

 

TURISMO

Punti di forza

Punti di debolezza

§         Patrimonio naturale, storico, artistico e culturale esistente

  • Capacità competitiva delle imprese turistiche
  • Offerta per lo sci alpino (impianti di risalita, piste, innevamento artificiale, scuole di sci)
  • Presenza di fonti termali
  • Esistenza di una diffusa rete sentieristica da sfruttare per le realizzazione di percorsi turistici alternativi
  • Presenza di una buona rete di iniziative museali e di gruppi culturali strutturati
  • Presenza di un asse storico-culturale già avviato ed implementabile

§         Forte concentrazione stagionale

  • Limitata diversificazione dell’offerta
  • Degrado dell’arredo urbano nei centri minori
  • Attività di comunicazione e promozione al pubblico
  • Livello di professionalità ed imprenditorialità in alcune aree carente
  • Disagi nella viabilità, parcheggi e trasporto pubblico
  • Qualità della ristorazione e caratteristiche di tipicità
  • Scarso coordinamento dell’offerta nel settore extra-alberghiero
  • Scarso sfruttamento delle risorse culturali esistenti

Opportunità

Minacce

§         Crescente domanda di turismo attivo e diversificato e del turismo “verde”

  • Territorio molto conosciuto sia in ambito nazionale che internazionale
  • Elevata capacità attrattiva legata alla presenza di aree protette
  • Sostegno alla collaborazione ed alle attività culturali anche transnazionali
  • Diffusione delle nuove tecnologie per la valorizzazione del patrimonio culturale

§         Cambiamento della domanda turistica

  • Diminuzione della permanenza media
  • Crescente competizione turistica di altre aree
  • Frammentazione dell’offerta culturale con scadimento dell’efficacia degli interventi